FAQ

Studio Cima Franchi - FAQ

Per approfondimenti sulla salute orale leggi sotto le risposte alle domande più frequenti o contatta il Dr Paola Cima e la Dr Paola Franchi


  • 1. Sento spesso parlare di “ortodonzia” e di “ortognatodonzia”. Che differenza c’è ?
    Come spesso capita nelle lingue occidentali, si tratta di parole composte, derivate dal greco antico: ortodonzia = orthòs (dritto, giusto)+odòntos (dente); ortognatodonzia = lo stesso con l’interposizione di: gnàthos (mascellare). I due termini sono , in pratica, sinonimi, in quanto si riferiscono alla medesima attività clinica. Sebbene, tuttavia, sia ortognatodonzia il termine più corretto da preferire, è normale che, nel parlare comune, si usi quello semplificato di ortodonzia. Da qui anche il termine ortodontista.
  • 2. A che età è consigliata la prima visita dall’ortodontista ?
    La prima visita dall’ortodontista è consigliata intorno ai 3 anni. Vari sono i motivi: primo fra tutti per intercettare e, se possibile correggere, eventuali abitudini viziate, quali l’utilizzo del ciuccio o il succhiamento del dito che, se protratte a lungo, possono comportare deformazioni ossee e malposizioni dentali. A questa età il bambino ha già completato la dentatura decidua: è importante, durante questa fase, che venga motivato ad una corretta igiene orale e, in caso di presenza di carie , indirizzato al pedodontista per le cure appropriate. E’ inoltre molto utile una visita così precoce, perché il piccolo paziente possa familiarizzare con l’ambiente nuovo dello studio dentistico e trovarsi quindi a proprio agio, quando dovesse necessitare di successive terapie.
  • 3. Perché spesso viene consigliata una terapia ortodontica quando il bambino ha ancora i denti da latte o comunque la permuta dentale non è stata completata?
    Non è sempre necessario che nel piccolo paziente si sia completata la permuta dentale. Nel caso, ad esempio, occorra effettuare una terapia intercettiva di tipo ortopedico, non è necessario che i denti siano definitivi; per tale tipo di terapia, che ha lo scopo di “intercettare“ appunto lo sviluppo e le relazioni dei mascellari e quindi di modificare o influenzare la forma o la posizione delle ossa mascellari, occorre proprio che la crescita ossea non sia in fase avanzata ; anzi, quanto più precocemente si interviene, tanto migliore e stabile sarà il risultato.
  • 4. Fino a che età è possibile sottoporsi ad una terapia ortodontica?
    Le terapie ortodontiche possono essere effettuate a qualunque età. Spesso l’adulto ricorre alla terapia ortodontica per motivi estetici (disallineamento dei denti, spazi, non accettazione del proprio “sorriso”) o in seguito alla comparsa di problemi all’articolazione temporo-mandibolare (rumori e schiocchi durante i movimenti di apertura e chiusura della bocca, dolori masticatori). Sempre più spesso, inoltre, la terapia ortodontica in età adulta può avere carattere inter-disciplinare nel corso di cure implanto-protesiche, parodontali e chirurgiche. Per tutti i casi su menzionati, l’età anche avanzata non preclude di per sé una terapia ortodontica, (fuorché non sussistano patologie di carattere generale che la possano sconsigliare o controindicare).
  • 5. Quanto dura solitamente un trattamento ortodontico?
    La durata del trattamento ortodontico dipende da più fattori, tra cui l’età del paziente, la complessità del caso, la collaborazione del paziente stesso. Generalmente la durata è in media di 12 / 24 mesi, ma solo dopo aver formulato una diagnosi completa e definito il piano terapeutico, l’ortodontista è in grado di stabilire in modo più preciso la durata del trattamento ortodontico in esame.
  • 6. Sottoporsi ad un trattamento ortodontico è doloroso?
    Le terapie ortodontiche sono per lo più indolori. Solamente in occasione dell’attivazione dell’apparecchiatura utilizzata il paziente può a volte sentire una pressione sui denti, sensazione che svanisce in pochi minuti, o una lieve dolenzia alla masticazione che può durare qualche ora. Anche questi piccoli disagi sono comunque molto rari.
  • 7. Con quale frequenza è necessario recarsi presso lo studio per i controlli ortodontici periodici?
    Gli appuntamenti a distanza ravvicinata di una o due settimane riguardano, di solito, solo la fase iniziale del trattamento, in occasione dell’applicazione dell’ apparecchiatura ortodontica; successivamente il paziente viene sottoposto a visite di controllo periodiche ogni 4/6 settimane, a seconda dei casi.
  • 8. Se si avvertono rumori o dolori al volto durante i movimenti di apertura e chiusura della bocca a chi ci si deve rivolgere?
    Solitamente rumori e/o dolori al volto, in specie se localizzati in regione preauricolare e associati ai movimenti masticatori, sono indice di sofferenza dell’articolazione temporo-mandibolare. In tal caso, i professionisti a cui rivolgersi per avere chiarimenti possono essere sia il dentista che l’ortodontista, soprattutto se si occupano anche di gnatologia.
  • 9. Ogni quanto tempo è consigliabile eseguire la pulizia ambulatoriale dei denti ?
    Non esiste una regola uguale per tutti. La presenza e l’accumulo di placca batterica nel cavo orale e sui denti, con eventuale formazione di tartaro, dipendono essenzialmente dal grado e dall’efficacia delle pratiche di igiene orale domiciliari. Nel corso delle sedute di igiene orale ambulatoriale, vengono di solito consigliati dei metodi efficaci per ottenere un buon controllo di placca su denti e gengive, oltre a una cadenza appropriata di sedute ambulatoriali periodiche.
  • 10. Con l’apparecchio ortodontico fisso è possibile mantenere una buona igiene orale?
    Certamente. Quando ad un paziente viene applicato l’apparecchio fisso, vengono anche consegnati gli strumenti idonei e le indicazioni al loro utilizzo per poter mantenere una buona igiene orale, cosa indispensabile anche per una buona riuscita del trattamento ortodontico.
  • 11. Ogni quanto tempo è consigliabile effettuare una visita di controllo dal dentista ?
    In generale è opportuno effettuare una visita di controllo almeno ogni sei mesi. La visita è, di solito, di breve durata, non è dolorosa e permette di individuare patologie a carico di denti e gengive che, sebbene asintomatiche, possono essere già presenti in forma iniziale in una bocca apparentemente sana. A volte, tuttavia, la frequenza dei controlli periodici viene stabilita di volta in volta dal curante e gli appuntamenti possono avere cadenza molto ravvicinata: sono questi i casi di patologie o terapie in cui è necessario stabilire una stretta collaborazione tra paziente e dentista. Controlli periodici frequenti sono altresì da consigliare a tutti quei pazienti che, sia per aver subito in passato cure complesse, sia perché portatori di problematiche particolari, desiderano mantenere un buon livello di salute del cavo orale.
  • 12. In che misura influisce la perdita di uno o più elementi dentari sulla masticazione ?
    In seguito alla perdita di uno o più denti, si ha la comparsa di importanti modificazioni a carico degli altri elementi e, come conseguenza, della meccanica masticatoria. Le modificazioni maggiori si riscontrano negli elementi adiacenti a quelli mancanti e nei denti antagonisti (cioè i corrispettivi sull’arcata opposta), con la comparsa di ciò che si definisce una malocclusione. Ne conseguono danni alla meccanica masticatoria, vale a dire la funzione svolta dall’apparato muscolo-scheletrico della bocca per quanto concerne la triturazione del cibo, la postura, la fonazione e la deglutizione. E’ pertanto necessario sostituire i denti persi nel più breve tempo possibile , anche se tale perdita non riguarda i settori di rilevanza estetica.